| L'aquilone | Scoperta! | Pensieri | E' sera | Sorpresa! | Farfalle | Restauro | Serena |
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E' Domenica mattina, una splendida giornata di sole, di fine estate. Esco di casa con i miei famigliari e mi avvio verso l'auto. Mentre attraverso la strada lo sguardo mi cade ad una ventina di metri di distanza, incuriosito ed attratto dai colori di un tessuto abbandonato a terra vicino il marciapiede. Mi sembra un aquilone, dico a mia moglie, e lei mi risponde perplessa che oltre a sognarli la notte, inizio ad avere anche le allucinazioni. Cosa ci farebbe un aquilone per terra in pieno centro a Taranto dove solitamente non se ne vedono neanche in cielo? E poi, guarda caso, mi dice, proprio di fronte a casa nostra, dove abita un aquilonista malato per questa passione! Mi avvicino con fare circospetto e capisco subito di avere ragione! E' veramente un aquilone! Faccio fatica a riconoscere di che tipo si tratti, è piuttosto malandato, i segni delle ruote passate sopra parlano chiaro riguardo le vicissitudini che ha passato! La coda sembra ritirata su se stessa e provata dai calci di cui ne porta le tracce. Come hanno fatto ad abbandonare una simile creatura per strada, alla mercé delle intemperie, dei veicoli e dei pedoni che, incuranti del suo passato lo calpestano o, peggio ancora, lo ignorano facendo finta di non vederlo? Vado per raccoglierlo ma lo sguardo torvo dei miei cari mi fa desistere, è troppo malandato e sporco, stiamo andando a pranzo dai parenti, vestiti di tutto punto ed è una splendida Domenica di fine estate. Andiamo via, lasciandolo così al suo destino. Durante la giornata penso spesso a lui, chissà a chi apparteneva, ne avrà goduto le gioie del farlo volare? Forse è stata solo una breve esperienza di qualche bimbo che al primo tentativo di volo non riuscito, lo ha gettato via senza rimorso alcuno. O forse il suo proprietario lo ha ricevuto come sgradito regalo, magari avrebbe preferito il solito pallone, molto più facile da gestire e più comodo da prendere a calci... E se lo avessero lanciato da un balcone pensando che si librasse in volo come un aereoplanino di carta? O forse non lo hanno saputo montare, o si è rotto qualcosa ed è mancata la voglia di aggiustarlo... Era una splendida giornata di fine estate... La sera rientro verso casa e appena scendo dall'auto il mio primo pensiero è per lui. Un'occhiata furtiva ma l'aquilone non c'è più. Qualche calcio maldestro lo avrà portato via; o le ruote di un camion, impietosite, lo avranno aiutato ad esalare l'ultimo respiro. Ha preso il volo per un cielo senza orizzonte ed immagina un bambino che dall'altra parte del cavo gli impartisce i comandi e lo aiuta a piroettare su sé stesso. Termina così la splendida giornata di fine estate. Il mattino seguente mi alzo pensando a lui e con un piccola punta di tristezza mi preparo per uscire. Mi avvio verso l'auto, prendo le chiavi dal marsupio ma mi cascano per terra. Abbasso lo sguardo e l'aquilone e lì, a terra, vicino al mio sportello! Mi guarda supplicante in cerca di aiuto, mi implora di prenderlo in cura ed io non esito un istante. Lo raccolgo e, questa volta, lo osservo attentamente. E' un delta ad un filo, con delle scritte cinesi che ne indicano la provenienza. Ha tre bellissime code, una centrale, larga, con i colori dell'arcobaleno, e due laterali, più strette e gialle. Sulla vela arancione ci sono dipinte due bellissime farfalle con le ali spiegate. Le stecche, di legno, sono tutte frantumate, ancora inserite nelle tasche, la traversa non c'è più e, attaccato alla chiglia, c'è un pezzetto di nylon di una ventina di centimetri, di quello che si usa per pescare, residuo dell'originario cavo di ritenuta. La vela è sporca ma intatta, non ha neanche uno strappo o buco di sorta. Lo porto via con me e, stringendolo tra le mani, lo conforto e rassicuro, la sua agonia è finita e presto lo rimetterò a nuovo. Quando torno a casa tolgo tutti i pezzetti delle stecche rotte, slego il nylon penzolante e gli do una bella strigliata in una vaschetta con acqua e sapone. Dopo tre, quattro risciacqui i colori riprendono vita, le farfalle rinascono e le code si muovono, impazienti di tornare a giocare col vento. Ne accelero l'asciugatura, prima tamponandolo con una pezza e poi sventolandolo per aria. Infilo nelle sedi le stecche nuove e, finalmente, l'aquilone riprende forma e vita. Ci osserviamo per un po', lui sembra contento di questa nuova adozione ed io sono felice di avere ascoltato le sue preghiere e di averlo rimesso a nuovo. Nel frattempo arriva Serena, la mia piccina di tre anni. Ci guarda e dice: "Che bello! Questo è mio! Lo facciamo volare?" Penso proprio che sia sbocciata una nuova amicizia!
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